
Da area periferica a polo strategico della Capitale: in poco più di vent’anni, Castel Romano si è trasformato in uno dei centri economici più importanti di Roma. Oggi guarda al futuro con un piano di ampliamento per attrarre nuove imprese e rigenerare le aree dismesse.
Una crescita continua: da 700 a oltre 7.000 occupati
Castel Romano, oggi, non è più solo un nome legato alla zona sud della Capitale. È un vero motore economico che ha saputo coniugare industria, ricerca scientifica, commercio e turismo, posizionandosi come uno degli hub produttivi più importanti dell’area metropolitana di Roma. Lungo la via Pontina, tra Roma e Latina — una delle direttrici a più alta densità abitativa — Castel Romano ospita 30 aziende e dà lavoro a oltre 7.000 persone, diventando punto di riferimento per l’intero quadrante sud della Capitale e polo d’attrazione per nuovi investimenti.
Un risultato che fa di questa zona non solo un polo industriale e commerciale, ma anche un importante centro dedicato alla ricerca. A raccontarlo è Carlo Scarchilli, presidente del Consorzio, che negli anni ha guidato lo sviluppo e la trasformazione del territorio.
Un modello di sviluppo da replicare
Oggi l’esperienza di Castel Romano si candida a diventare un modello replicabile per il rilancio di altre aree industriali dismesse a causa della crisi economica, l’idea di Scarchilli è chiara: «Credo che si possa pensare a un’espansione, a una sorta di “Castel Romano 2”, perché ci sono aree da recuperare e valorizzare. Il sistema consortile che abbiamo deciso di realizzare permette di gestire in modo comune anche i servizi primari, per questo chi viene qui si rende subito conto della cura dell’intero territorio».
Da “zona di confine”, appena oltre la tenuta presidenziale di Castel Porziano, oggi Castel Romano è un centro economico vitale, dove convivono industria pesante, commercio e attività legate alla ricerca e alla sostenibilità. «La formula che funziona è quella di un misto di economie, dal polo industriale, dove spiccano gruppi come Bridgestone o Rina, e poi quello commerciale con l’Outlet McArthurglen, uno dei più grandi d’Italia e d’Europa» – prosegue il presidente del Consorzio.
In quest’ottica di equilibrio, tra sviluppo economico e rispetto della natura e della biodiversità, McArthurglen ha creato undici ettari di sentieri, percorsi di trekking, playground e area pic-nic, trasformando la zona in un’oasi affiliata del Wwf.
Quattro pilastri per il successo del Consorzio
Il modello Castel Romano si fonda su quattro pilastri: la collaborazione tra pubblico e privato, la messa a reddito delle proprietà, l’autogoverno efficiente degli agglomerati industriali e lo snellimento e la velocizzazione di procedure burocratiche. Grazie a questi strumenti, il Consorzio è riuscito a trasformare le aree sottoutilizzate in asset produttivi, reinvestendo le risorse nello sviluppo infrastrutturale e nella qualità dei servizi.
E l’esperienza positiva di Castel Romano apre ora la strada a nuove prospettive di sviluppo: «Le agevolazioni burocratiche possibili per un consorzio possono rappresentare un’importante opportunità anche per il Comune di Roma, in particolare nella zona di Santa Palomba, che vedrà la nascita del termovalorizzatore – conclude il Presidente – Questo potrebbe favorire la creazione di nuovi servizi e infrastrutture stradali nella zona, contribuendo allo sviluppo di tutta l’area».
Il distretto dell’innovazione e della ricerca scientifica
A rendere ancora più prestigiosa l’area, è la presenza di importanti centri di ricerca, come il Tecnopolo di Castel Romano Spa, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e la Banca d’Italia, che hanno scelto Castel Romano per le loro attività.
Un modello di sviluppo che potrebbe ridisegnare il volto delle periferie romane, trasformando le criticità in opportunità di crescita e innovazione.
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