31 Marzo 2025
Mercato Ict Italia, che dicono i dati 2024: ecco i problemi da affrontare


Dai dati della prima edizione dell’Osservatorio trimestrale del settore ICT, realizzata da Anitec-Assinform in collaborazione con InfoCamere, emerge la fotografia di un settore in espansione, che cresce sia in termini di imprese sia di occupazione, confermando il suo ruolo strategico nella trasformazione digitale del Paese.

Dati del mercato Ict: i problemi dell’Italia

Alla fine del 2024, il comparto conta 132.400 imprese attive, in aumento del 2,1% rispetto all’anno precedente, e impiega complessivamente 631.500 addetti, segnando una crescita del 3,4% su base annua​.

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Ma purtroppo questa crescita non ha una distribuzione omogenea lungo tutta la penisola. L’Osservatorio evidenzia come il baricentro del settore ICT rimanga saldamente ancorato ad alcune aree, con Lombardia e Lazio in testa per concentrazione di imprese e occupazione: nella prima operano 30.017 imprese ICT per oltre 221.000 addetti; nella seconda 16.255 imprese con 97.537 addetti​​. A queste si aggiungono Friuli-Venezia Giulia e Veneto che, seppur con numeri inferiori, mostrano tassi di crescita significativi.

Cosa bisogna fare per il mercato Ict in Italia

La fotografia attuale e lo squilibrio territoriale nello sviluppo del settore ICT evidenziano un punto importante: senza interventi mirati di politica fiscale e industriale, queste differenze rischiano di amplificare le disuguaglianze economiche già presenti tra le diverse zone del Paese e di minare il potenziale di innovazione e competitività. Le aree metropolitane attraggono la maggior parte degli investimenti, dei talenti e delle competenze, mentre molte altre aree restano ai margini dell’innovazione. Eppure, è proprio nei territori più fragili che il digitale potrebbe rappresentare un potente strumento di rilancio economico e sociale.

Un esempio virtuoso arriva dall’Emilia-Romagna, protagonista del focus territoriale dell’Osservatorio. Con quasi 10.000 imprese ICT e oltre 49.000 addetti, la regione si conferma un hub in forte espansione. Non solo: qui operano anche 737 startup e PMI innovative ICT, con un’alta concentrazione nella provincia di Bologna, che da sole impiegano più di 4.200 addetti​​. Questi dati dimostrano che, quando esistono ecosistemi regionali solidi e politiche territoriali coerenti, è possibile costruire modelli di sviluppo innovativi anche al di fuori delle grandi aree urbane.

Per fare del settore ICT un vero motore di sviluppo per il Paese, è fondamentale superare alcune fragilità strutturali.

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La prima riguarda la scala dimensionale: molte imprese sono ancora troppo piccole per competere a livello internazionale o investire in ricerca e sviluppo. È inoltre essenziale affrontare con decisione la carenza di competenze digitali avanzate, promuovendo programmi di formazione mirati alle nuove tecnologie e alle reali esigenze del mercato.

Ma il punto centrale resta quello di una politica industriale che metta davvero il digitale al centro dello sviluppo nazionale, non solo in termini di utilizzo della tecnologia ma anche come filiera produttiva strategica. È necessario rafforzare l’offerta interna, sostenere le startup e le PMI innovative nei percorsi di crescita e consolidamento, incentivare la nascita di cluster tecnologici regionali, capaci di attrarre investimenti, trattenere talenti e favorire collaborazioni tra imprese, università e pubblica amministrazione.

In quest’ottica, l’Osservatorio non rappresenta soltanto uno strumento di analisi. È anche una base dati concreta e oggettiva per orientare politiche industriali data-driven, capaci di intervenire in modo mirato dove ci sono potenzialità inespresse.

La trasformazione digitale non può essere appannaggio di poche aree geografiche: e delle imprese di grandi dimensioni, al contrario deve diventare una leva di sviluppo per tutto il sistema-Paese. Affinché ciò accada è necessario guardare oltre le scadenze del PNRR e studiare interventi strutturali che tengano conto delle specificità delle imprese di ogni dimensione e settore di attività.

Si deve considerare che il raggiungimento degli obiettivi di digitalizzazione è un tassello fondamentale per affrontare le sfide della sostenibilità e della cybersicurezza. In questo scenario è necessario mettere a disposizione delle imprese strumenti di incentivazione chiari, semplici e stabili nel tempo. È altresì fondamentale il supporto alla formazione per la creazione di nuove competenze, tutte le imprese avranno bisogno di integrare tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e il cloud per sfruttare al meglio i propri dati e per farlo avranno bisogno di competenze specialistiche.

Ce la possiamo fare

L’Italia ha tutte le carte in regola per cogliere questa opportunità: un patrimonio diffuso di competenze, un tessuto di PMI flessibili e innovative, e un crescente interesse verso le tecnologie emergenti. Ma senza una visione unitaria e politiche pubbliche allineate, il rischio è che il settore ICT continui a crescere senza generare un impatto equo e strutturale.

Anitec-Assinform continuerà a lavorare per rafforzare il dialogo con le istituzioni affinché si delineino proposte e azioni capaci di sostenere la trasformazione digitale e far crescere il settore ICT ovunque in Italia.



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