3 Aprile 2025
Il Salone del Mobile 2025 per Maria Porro, tra innovazione, internazionalizzazione e nuove sfide globali


I numeri sono semplicemente straordinari. Dall’8 al 13 aprile, negli oltre 169 mila mq di superficie espositiva sold out, il Salone del Mobile.Milano, giunto all’edizione numero 63, è pronto ad
accogliere 2.100 espositori di cui – a conferma della natura dinamica della manifestazione – 259 brand tra new entry e ritorni con una presenza sempre più consistente dall’estero. Stessa tendenza per decisori, buyer, progettisti e investitori in arrivo a Fiera Milano Rho da oltre 150 Paesi.

Numeri che dovrebbero portare a un nuovo record di presenze che nel 2024 erano arrivate a 371 mila, compresi 5.552 giornalisti e operatori della comunicazione accreditati (49,8% dall’estero), mentre il numero di studenti era stato di 14.683 di cui 9,066 italiani. E a introdurci all’imminente Salone del Mobile.Milano è la presidente Maria Porro.

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Quali saranno le novità che verranno presentate in questa edizione del Salone del Mobile?

“Ogni edizione è il punto di partenza per nuove sfide, rese possibili grazie alla fiducia di una filiera che riconosce nel Salone un partner strategico per l’internazionalizzazione. Dall’8 aprile, avremo un Salone con oltre 2.100 espositori da 37 Paesi e un’Euroluce che si conferma appuntamento globale di riferimento per l’illuminazione con un 45% di espositori dall’estero. Il punto di forza della Manifestazione è il suo pubblico qualificato da 150 Paesi, che ne determina il successo con un impatto che si estende lungo tutta la catena del valore. Tra i 2.100 espositori– a conferma della natura dinamica della Manifestazione – abbiamo 168 brand per la prima volta al Salone e 91 di ritorno, con una presenza sempre più consistente dall’estero.

Sono numeri che confermano la vitalità di Salone, ne riconoscono il ruolo di ponte con il mondo, fotografano i risultati di un’intensa attività di scouting di aziende emergenti, per il 73 di quelle estere, di provenienza europea. Stessa tendenza per Euroluce che quest’anno presenta 306 espositori, tra i migliori brand del settore, 45 dall’estero, confermandosi sempre più punto di riferimento globale e inclusivo per il mondo dell’illuminazione, con un’attenzione particolare alla progettazione della luce. Una delle novità più attese è senz’altro la prima edizione di The Euroluce International Lighting Forum, un laboratorio di idee che riunirà designer, architetti, scienziati, persino biologi e psicologi per un racconto multidisciplinare sul futuro del settore. Quattro le grandi installazioni: due in città, due nei Padiglioni del Salone.

Il primo a inaugurare al pubblico, il 6 aprile, in un ponte ideale con Art Week, sarà Robert Wilson. Mother, al Museo Pietà Rondanini – Castello Sforzesco, un’“opera totale” dedicata al capolavoro di Michelangelo, riconosciuto, insieme all’Ultima Cena di Leonardo, come l’opera d’arte più iconica di Milano. L’ultimo annunciato è Library of Light dell’artista britannica Es Devlin, nel Cortile d’Onore della Pinacoteca di Brera: una scultura cinetica luminosa, una gigantesca libreria ruotante, con oltre 2.000 volumi selezionati e donati da Feltrinelli per celebrare il valore della conoscenza. Due le installazioni in fiera, dove ai Pad. 22-24, lo sguardo visionario del regista premio Oscar Paolo Sorrentino, affiancato dalla scenografa Margherita Palli e dal tessuto sonoro di Max Casacci, porgerà un tributo a un sentimento universale: l’attesa, il momento più sincero della vita, scandito dal battito di un cuore misterioso. Mentre è a Pierre-Yves Rochon, protagonista assoluto dell’hotellerie internazionale più esclusiva, che Salone ha voluto affidare il compito di dare forma a un’idea d’interior, che reinterpreta il lusso nella sua dimensione atemporale: Villa Héritage (Pad. 13-15), un omaggio alla Venezia di Luchino Visconti, alle note di Gustav Mahler, al talento di progettare stanze che diventano mondi dove l’héritage non è vincolo ma un atto di libertà”.

Cosa rappresenta questo grande appuntamento internazionale per le imprese del legnoarredo?

“Il Salone del Mobile.Milano rappresenta per le imprese del legnoarredo italiane una piattaforma insostituibile di visibilità, connessione e slancio. In un momento in cui la filiera affronta sfide complesse – dai dazi USA alla contrazione dei mercati storici come Germania e Francia – il Salone si conferma più che mai uno strumento strategico di politica industriale. Non è solo una vetrina, ma un luogo dove si costruiscono relazioni, si generano opportunità concrete di business e si racconta il valore autentico del Made in Italy: qualità manifatturiera, cultura del progetto, innovazione e sostenibilità. In uno scenario globale in trasformazione, il Salone aiuta concretamente le imprese ad aprire nuovi mercati, pensiamo all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi, dove il settore contract e hospitality è in forte espansione. Allo stesso tempo, rafforza la presenza nei mercati consolidati, facilitando incontri mirati con buyer, architetti e sviluppatori da oltre 150 Paesi. Per questo il Salone è uno strumento operativo: qui le aziende chiudono contratti, stringono collaborazioni, testano prodotti e visioni. È un’occasione reale per fare business, ma anche per capire dove sta andando il mondo del design e come il Made in Italy può continuare a guidarlo”.

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Lei ha avuto il coraggio e la capacità di organizzare il Salone anche durante la pandemia quando le fiere erano state tutte cancellate, molti operatori erano piuttosto restii e forse convinti che, con il digitale, questo tipo di manifestazioni, potessero diventare inutili o quantomeno essere ridimensionate. Il Salone, invece, anche dopo oltre sessant’anni, era e resta una vetrina indispensabile per le imprese e il mondo del design. Le hanno riconosciuto questa lungimiranza?

“Più che una questione personale, è stato – e continua a essere – un lavoro di squadra. Il Salone è un ecosistema fatto di imprese, istituzioni, professionisti, creativi, tecnici, studenti… ed è grazie alla fiducia e all’impegno condiviso di tutti se abbiamo potuto rilanciare anche nei momenti più difficili, come quello della pandemia. Quando tutto era fermo, noi abbiamo scelto di esserci. Non è stato facile, c’erano timori comprensibili, incertezze enormi, e anche l’idea che il digitale potesse sostituire l’esperienza fisica. Ma abbiamo creduto nel valore dell’incontro reale, della stretta di mano, dello sguardo che incrocia un progetto. E i fatti ci hanno dato ragione: il Salone non solo è tornato più forte, ma ha saputo rinnovarsi, integrando il digitale senza mai perdere la sua missione. Qualcuno ha parlato di coraggio, altri di visione. Io credo che sia stato soprattutto un atto di responsabilità verso un settore che ha nel Salone non solo una vetrina, ma un luogo identitario, dove si costruiscono relazioni, si generano opportunità e si tiene vivo un patrimonio culturale e produttivo unico al mondo. Fare sistema oggi è la vera forza del design italiano. E il Salone è lo spazio dove questo sistema prende forma, ogni anno”.

Il Salone del Mobile è sempre più internazionale. Quest’anno lo avete presentato anche in India. Con quali obiettivi?

“Salone del Mobile è la più importante fiera internazionale di settore. Negli ultimi anni abbiamo lavorato per rafforzarla ulteriormente, sviluppando strategie mirate per promuovere le aziende espositrici nel mondo. Il nostro obiettivo è attrarre un pubblico globale sempre più qualificato e creare nuove opportunità. Per questo, abbiamo intensificato il nostro programma di eventi internazionali, organizzando roadshow e presentazioni nelle principali capitali del design: Parigi, Monaco, Copenaghen, Madrid solo per citare le principali in Europa e, al di là dell’Oceano, New York, Miami, Houston, Toronto e ancora Shanghai, Hong Kong, New Dehli, coinvolgendo media, buyer e architetti.

Lavoriamo a stretto contatto con ICE e il Ministero degli Affari Esteri per favorire la promozione del Salone all’estero e attrarre un numero sempre maggiore di operatori internazionali. Un altro aspetto su cui stiamo investendo molto è la digitalizzazione: attraverso la nostra piattaforma online, offriamo contenuti esclusivi, webinar e incontri per connettere le aziende italiane con i mercati esteri, abbattendo le barriere fisiche. Per il futuro, guardiamo a nuovi mercati, come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (che nel 2024 hanno registrato aumenti rispettivamente del 22,8% e 21,6%, Fonte: Centro Studi FederlegnoArredo).

A gennaio, lo ricordo, Salone ha firmato il primo Memorandum of Understanding (MoU) ad AlUla, un accordo che segna un passo importante nella collaborazione tra Italia e Arabia Saudita, per la promozione del settore dell’arredo e del design. Altrettanto significativo, il Sud-Est asiatico che si sta affermando come mercato emergente con un forte potenziale di crescita. L’India, in particolare, è un Paese giovane, dinamico, con un settore dell’hospitality e del real estate in piena trasformazione. Presentare il Salone lì significa non solo promuovere la manifestazione, ma portare con sé un intero sistema di valori – dal progetto alla manifattura, dalla sostenibilità alla cultura – e costruire relazioni che durano nel tempo.

Il nostro obiettivo è duplice: da un lato attrarre operatori qualificati, architetti, buyer e sviluppatori che possano venire a Milano ad aprile; dall’altro, offrire alle nostre imprese strumenti e occasioni per internazionalizzarsi in modo strategico. L’internazionalizzazione è una delle nostre priorità e continueremo a investire per rendere il Salone del Mobile sempre più un punto di riferimento globale per il settore”.

Lei è una giovane donna che ha conquistato le copertine delle riviste internazionali più importanti, ma come riesce a conciliare il ruolo di moglie, di mamma, di imprenditrice essendo impegnata nell’azienda di famiglia e di persona impegnata nelle associazioni di categoria?

“Intanto, ci tengo a dire che nessuno fa tutto da solo. Anche in questo caso, è una questione di squadra: in famiglia, in azienda, nelle associazioni e al Salone. Ho la fortuna di avere accanto persone straordinarie, che condividono le responsabilità e con cui posso confrontarmi ogni giorno. Conciliare tutto non è semplice, e non credo esista una formula perfetta. Ci sono momenti in cui l’equilibrio si perde e altri in cui si ritrova. Ma quello che mi guida è la passione per ciò che faccio e la consapevolezza del valore delle relazioni – personali e professionali. Essere una donna oggi, in ruoli di responsabilità, significa anche prendersi la libertà di non dover scegliere tra carriera e famiglia, tra pubblico e privato. È una sfida quotidiana, certo, ma anche un’opportunità per portare uno sguardo diverso, più inclusivo e sensibile, anche dentro al mondo del design e dell’impresa”.



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