3 Aprile 2025
Trenta azioni per un’Unione europea preparata contro le crisi


Strategia per la preparazione

Adottata il 26 marzo, la Strategia dell’Unione per la preparazione, definita sulla base del rapporto di Sauli Niinisto sul rafforzamento della preparazione militare e civile presentato il 30 ottobre 2024, propone un approccio integrato multirischio alla preparazione per i conflitti e le crisi che possono affliggere l’Ue,  in risposta alle crescenti tensioni e ai conflitti geopolitici, alle minacce ibride e alla cibersicurezza, ai cambiamenti climatici e all’aumento delle catastrofi naturali. 

L’analisi, sviluppata dalla Commissione sulle attuali carenze nella capacità di risposta alle crisi, mette in luce che:

Dilazioni debiti fiscali

Assistenza fiscale

 

  • la gestione delle crisi dell’Ue è per lo più reattiva, piuttosto che proattiva. Ciò è dovuto anche a un uso insufficiente di strumenti di previsione strategica, anticipazione e allerta precoce;
  • la cassetta degli attrezzi per la gestione delle crisi dell’Ue è frammentata tra diverse istituzioni, servizi e agenzie e soffre di lacune di coordinamento settoriale e transfrontaliero;
  • le strutture e i meccanismi esistenti a livello dell’Ue hanno limiti di scala e risorse. La risposta alle crisi è guidata da un limitato coinvolgimento dell’intera società, incluso il settore privato. C’è una mancanza di flessibilità nei meccanismi di finanziamento dell’Unione e un insufficiente allineamento strategico dei bilanci nazionali.

La Strategia prevede dunque misure per costituire un approccio unico per tutti gli strumenti di governo e di tutta la società nel suo insieme, promuovendo una cultura inclusiva di preparazione e resilienza.

Finanziamenti personali e aziendali

Prestiti immediati

 

Si integra con altre iniziative in programma e di prossima adozione annunciate negli orientamenti politici della Commissione e previsti dalla bussola per la competitività, quali il piano Rearm Europe/prontezza per il 2030 (vedi terzo paragrafo  della rubrica Europa del 25 marzo), il patto per l’industria pulita, l’Unione delle competenze, la legge per le medicine critiche, il piano europeo per l’adattamento ai cambiamenti climatici, la strategia per la resilienza idrica, lo scudo per la democrazia europea, le strategie per l’Unione dell’uguaglianza.

La Commissione sviluppa la Strategia in trenta azioni chiave articolate in sette ambiti: capacità di previsione e anticipo, resilienza delle funzioni vitali della società, preparazione della popolazione, cooperazione civile-militare, coordinamento alla risposta alle crisi, resilienza attraverso le partnership esterne.

Tra le azioni chiave proposte sono incluse misure strutturali quali l’elaborazione di una valutazione complessiva dei rischi e delle minacce per l’Ue, un quadro di monitoraggio per i decisori politici, azioni trasversali per incorporare la preparazione alle crisi e alla sicurezza “fin dalla progettazione” delle politiche e nelle azioni dell’Ue, definizione di protocolli d’intervento pubblico-provato e civili-militari di risposta alle emergenze, esercitazioni di risposta alle emergenze a livello europeo, oltre ad azioni puntuali quali le linee guida per raggiungere una “capacità minima di autonomia della popolazione di almeno 72 ore” in caso di eventi estremi.

Per rafforzare la resilienza a livello globale, la Commissione specifica che le azioni dell’Ue dovrebbero essere allineate agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) e supportare il Quadro di Sendai delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi.

Le misure per costruire una resilienza reciproca con i partner esterni, incluso i Paesi europei candidati a  far parte dell’Unione, devono essere mirate in particolare al contrasto della crescente manipolazione e interferenza ibrida delle informazioni straniere e delle minacce informatiche e in settori quali: (i) sicurezza economica, commercio e investimenti; (ii) resilienza delle società, stato di diritto e istituzioni; (iii) patrimonio culturale; (iv) sicurezza sanitaria e preparazione alle pandemie; (v) cambiamenti climatici e degrado ambientale; (vi) energia; (vii) trasporti e vie di approvvigionamento sicure; (viii) aiuti allo sviluppo e assistenza umanitaria; (ix) riduzione del rischio di catastrofi, preparazione alle catastrofi e azioni preventive.

Il parere del Comitato economico e sociale europeo (Cese) sulla Strategia per la preparazione

Lo stesso 26 marzo, il Cese in sessione plenaria ha adottato un suo parere sullo stesso argomento trattato dalla Commissione europea, riflettendo sulle proposte del citato rapporto di Sauli Niinisto. Il Cese, in particolare, ha sottolineato il ruolo della società civile e dell’importanza di investire in modo proattivo nella stessa, al fine di garantire resilienza e capacità di agire quando si verifica una crisi. Il Cese ha evidenziato nel merito che investire e sostenere l’azione della società civile per la coesione sociale, l’integrazione e l’inclusione in periodi di pace e stabilità rafforza la capacità della società civile di rispondere durante le crisi o persino in caso di guerra.

Nel contesto evidenziando con preoccupazione la riduzione dello spazio per la società civile e le crescenti minacce alla democrazia, il Cese chiede all’Ue e agli Stati membri di intensificare gli sforzi per preservare e rafforzare lo spazio della società civile, e rilancia nel contesto la sua richiesta di una strategia globale per il dialogo civile, che si traduca in un piano d’azione. Sottolinea anche l’importanza di disporre di finanziamenti pubblici trasparenti e coerenti per la preparazione della società civile, per il rafforzamento delle capacità e lo sviluppo di infrastrutture per garantire la prontezza, nonché di fondi per rimborsare i costi di assistenza umanitaria e supporto in caso di crisi, sostenuti dalla società civile.

Posizione del Consiglio sul rinvio dell’applicazione di Csrd e Csddd

Dando veloce seguito alla prime proposte per la semplificazione delle regole relative alla rendicontazione societaria di sostenibilità (Csrd) e al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (Csddd) presentate dalla Commissione il 26 febbraio 2025 (vedi ultimo paragrafo rubrica Europa del 4 marzo), il Consiglio dell’Unione ha assunto il 26 marzo la sua posizione negoziale sulla proposta di direttiva sul rinvio dei termini (“stop the clock”) di due anni per l’entrata in applicazione degli obblighi di cui alla Csrd per le grandi imprese che non hanno ancora avviato la rendicontazione e le Pmi quotate, e di un anno il termine di recepimento e la prima fase dell’applicazione (riguardante le imprese più grandi) della Csddd.

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In pari data anche il Cese riunito in sessione plenaria ha espresso il suo parere favorevole sulla stessa proposta.

Discorso del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa

Il 25 marzo, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha tenuto un discorso celebrativo del 68esimo anniversario del Trattato di Roma, atto storico istitutivo della Comunità economica europea, all’origine dell’attuale Unione europea. Nel suo discorso il presidente Costa ha confermato: restiamo impegnati negli Obiettivi di sviluppo sostenibile, nel Patto per il futuro e nell’Accordo di Parigi. I nostri partner in tutto il mondo riconoscono il valore della coerenza e della prevedibilità in tempi così turbolenti. Costruiamo su questo.

Approfondendo gli aspetti relativi alla dimensione globale degli Obiettivi di sviluppo sostenibile e le relative criticità, nel suo discorso il presidente Costa ha pronunciato: oltre tre miliardi di persone in tutto il mondo vivono in Paesi che pagano di più per il servizio del debito rispetto a istruzione e sanità, per non parlare dell’adattamento climatico e della neutralità. Devono affrontare pressioni senza precedenti sui servizi pubblici e sui governi, che hanno come risultato proteste, disordini, violenza. In alcuni casi, persino colpi di stato, guerre civili e instabilità regionale. Ispirati da Papa Francesco, dobbiamo guidare un’iniziativa globale per alleviare parte di questo debito in cambio di investimenti verdi.

Relazione sulle politiche per la gioventù

La Commissione europea ha presentato il  24 marzo la relazione sull’attuazione della strategia dell’Ue per la gioventù (2022-2024), illustrando i progressi nei settori individuati dalla strategia: mobilitare, collegare, responsabilizzare, azioni guidate dai giovani, al di fuori dell’Ue, informazioni sulla spesa in materia di gioventù. Nelle conclusioni, la Commissione valuta positivamente i progressi compiuti durante l’anno europeo dei giovani 2022 e ricorda le nuove iniziative incluse negli orientamenti politici che promuoveranno in maniera decisiva la partecipazione dei giovani e l’integrazione della dimensione giovanile nelle politiche europee, quali la creazione del comitato consultivo della presidenza per la gioventù, e la prossima strategia sull’equità intergenerazionale.

di Luigi Di Marco

Consulta la rassegna dal 24 al 30 marzo

 

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Copertina: Luigi Di Marco



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