
Allarme di Banca d’Italia: la decisione della Ue di rallentare la strada della transizione climatica e della finanza sostenibile può essere pericolosa. “La Ue dovrebbe evitare il rischio di correzioni di rotta eccessive”, ha detto il vice direttore generale della Banca d’Italia, Paolo Angelini, commentando gli effetti dell’approvazione accelerata, prevista per domani, giovedì 3 aprile, da parte del Parlamento europeo, della cosiddetta direttiva Omnibus che, tra le altre cose, farà slittare di due anni l’adozione dei bilanci di sostenibilità, attuando i principi ESG, da parte delle aziende sotto i 250 dipendenti. “Va valutata con cautela la situazione attuale negli Stati Uniti e nell’Ue prima di trarre le conclusioni sulle conseguenze per la transizione climatica e la finanza sostenibile. Vari indicatori suggeriscono che difficilmente la transizione si arresterà, anche se potrà richiedere più tempo di quanto sarebbe auspicabile”
Con la direttiva Omnibus, “se approvata nella sua versione attuale, il numero di imprese italiane soggette ad obblighi di reportistica di sostenibilità si ridurrebbe di circa l’85% rispetto alle attuali previsioni della CSRD”, ha detto Angelini al convegno “La sostenibilità nell’industria finanziaria: vecchi modelli per nuovi scenari?”, organizzato presso la Sala Convegni della Banca d’Italia di Milano in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Verrebbero esentate grandi imprese che già adottano la reportistica di sostenibilità, con risparmi marginali o nulli, mentre gli investitori verrebbero privati di informazioni importanti per una accurata valutazione dei rischi. Un provvedimento del genere andrebbe oltre l’obiettivo, auspicabile, di semplificare il quadro regolamentare, e potrebbe addirittura creare ulteriore complessità”.
Importante monitorare gli effetti dell’aumento del rischio climatico sugli investimenti
Angelini ha ricordato che “per le banche centrali che possiedono o gestiscono portafogli finanziari non legati alla politica monetaria, rimane essenziale studiare e mitigare gli effetti dell’aumento del rischio climatico sui propri investimenti”. Il vice direttore generale della Banca d’Italia ha sottolineato l’importanza per i gestori del risparmio di “un’opera di trasparenza e di verità”. “A mio modo di vedere, ci siamo lasciati alle spalle la fase in cui la finanza pareva destinata a guidare la transizione, forzando le imprese altamente inquinanti a decarbonizzare le proprie produzioni. C’è oggi maggiore consapevolezza del fatto che la finanza è un essenziale elemento abilitante, ma che le sorti della transizione dipendono da scelte che sono nelle mani dei governi e degli azionisti delle imprese non finanziarie, specie quelle ad alte emissioni”.
“In questo contesto” ha aggiunto Angelini, “il dovere fiduciario nei confronti della propria clientela dovrebbe indurre gli intermediari finanziari a chiarire ai risparmiatori che investire in sostenibilità può anche comportare una rinuncia al rendimento, incerta nel ‘sé’ e nel ‘quanto’”. “Da una rilevazione della Consob sul mercato al dettaglio emerge con chiarezza che solo un numero relativamente ridotto di risparmiatori sarebbe disposto a questa rinuncia – ha ammesso – ma ciò può riflettere molte motivazioni, compresa una inadeguata comprensione dei fenomeni e degli obiettivi degli investimenti sostenibili. Gli operatori del risparmio gestito potrebbero svolgere un ruolo importante in questo ambito”.
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