
In un’epoca segnata dal boom delle piattaforme di streaming e dallo sviluppo fulmineo dell’intelligenza artificiale nella produzione musicale, l’Unione europea prova ad attivarsi per proteggere il lavoro umano dalla concorrenza degli algoritmi. A sollevare il tema è l’eurodeputata Eleonora Meleti (PPE), che ha chiesto alla Commissione chiarimenti su come intenda tutelare i diritti dei creatori nell’industria musicale sempre più digitalizzata e dominata da contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale.
Le preoccupazioni sono molteplici: dalla svalutazione della creatività umana alla riduzione dei compensi per artisti e autori, fino al rischio di omologazione culturale. In particolare, Meleti ha chiesto se la Commissione intenda adottare misure normative specifiche per garantire trasparenza nei contenuti generati dall’IA, promuovere modelli di remunerazione più equi e difendere il diritto degli artisti a decidere sull’uso delle loro opere per l’addestramento degli algoritmi.
La risposta ufficiale, firmata dalla commissaria Henna Virkkunen, conferma che l’UE è pronta a fare chiarezza sull’origine dei contenuti musicali. L’AI Act – adottato nel 2024 – prevede che tutti i sistemi di intelligenza artificiale che generano audio sintetico debbano etichettare in modo chiaro e leggibile dalle macchine i brani creati artificialmente. Si punta a strumenti come watermarking digitale o metadati identificativi, così da permettere agli utenti e ai professionisti di distinguere un brano composto da un essere umano da uno realizzato da un algoritmo.
Sono escluse da quest’obbligo solo le tecnologie AI che svolgono funzioni di editing minime e non alterano sostanzialmente l’opera originale, come nel caso di strumenti che migliorano la qualità del suono o correggono l’intonazione.
Per quanto riguarda la remunerazione dei creatori, la Commissione richiama la Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale (DSM Directive) del 2019, che garantisce agli autori una giusta retribuzione anche nell’ambiente online. Un’eventuale revisione delle norme è prevista non prima del giugno 2026, ma l’esecutivo comunitario si impegna a monitorare l’effettiva applicazione delle regole attuali.
Inoltre, sul delicato tema dell’uso delle opere protette per l’addestramento degli algoritmi, Bruxelles ribadisce il valore dell’articolo 4 della direttiva, che consente ai titolari dei diritti di riservarsi espressamente l’uso delle proprie opere da parte delle AI, aprendo così la strada allo sviluppo di un mercato delle licenze anche per questo scopo.
foto Skitterphoto da Pixabay
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