
La risposta, forte, ai dazi di Trump per fornire sostegno concreto alle imprese in difficoltà arriva dall’Italia. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha proposto di sospendere il Patto di stabilità e crescita dell’Unione Europea per consentire ai Paesi membri di intervenire con aiuti pubblici. L’annuncio è arrivato durante il Forum Ambrosetti a Cernobbio, dove il ministro ha spiegato come, alla luce delle nuove tensioni commerciali, sia necessario mettere tutti gli Stati dell’Unione nelle condizioni di agire a sostegno delle imprese nazionali.
L’importanza dell’articolo 25
Secondo Giorgetti, l’attuale assetto di governance economica europea contiene due riferimenti normativi fondamentali: l’articolo 26 e l’articolo 25 della direttiva 2024/1263. Il primo introduce clausole di salvaguardia nazionali, già utilizzate per consentire maggiori spese in ambito militare. Il secondo, meno popolare, consente una deviazione temporanea dal percorso di spesa netta stabilito a livello europeo in caso di grave congiuntura economica. Giorgetti ritiene che l’applicazione dell’articolo 25 sia coerente con la situazione attuale e utile a evitare squilibri tra Stati con diversi margini di bilancio.
Il ministro ha precisato che la proposta non punta a una deregulation totale come avvenuto all’inizio della pandemia, ma rappresenta una misura mirata per affrontare una crisi economica generata da politiche commerciali internazionali. Giorgetti, nel corso del suo intervento al Forum Ambrosetti di Cernobbio, ha inoltre sottolineato che l’Italia parte da una condizione di bilancio più rigida rispetto ad altri Paesi e quindi necessita di strumenti flessibili per affrontare i dazi e agire senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici.
Combattere le disuguaglianze all’interno dell’UE
Giorgetti nel presentare la sua proposta di sospendere il patto di stabilità ha ribadito la volontà di mantenere un approccio prudente e realistico nella gestione delle finanze pubbliche. L’obiettivo è evitare che si ripeta un meccanismo asimmetrico tra gli Stati europei, dove chi ha più margini di bilancio possa mobilitare risorse e strumenti in modo sproporzionato rispetto agli altri. In questo contesto ha citato il recente piano straordinario di spesa varato dalla Germania per armi e infrastrutture, come esempio di intervento che rischia di accentuare le diseguaglianze.
Il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha anche evidenziato la necessità di affrontare con urgenza la questione fiscale. L’annuncio da parte dell’amministrazione Trump di voler superare il primo pilastro della tassazione internazionale elaborato dall’OCSE impone all’Europa di riconsiderare la propria posizione. Attualmente, l’imposizione fiscale sulle grandi imprese digitali rimane confinata a misure nazionali in alcuni Paesi, tra cui l’Italia, la Francia e la Spagna, mentre manca un’iniziativa comune e strutturata a livello europeo.
Cos’è il Patto di stabilità
Il Patto di stabilità e crescita è un insieme di regole fiscali adottate dall’Unione Europea per garantire bilanci pubblici sani nei Paesi membri. Introdotto nel 1997, il Patto prevede che il deficit pubblico non superi il 3% del PIL e il debito pubblico resti al di sotto del 60% del PIL. Negli anni è stato oggetto di varie modifiche per adattarlo alle diverse congiunture economiche.
Nel 2020, con l’emergenza sanitaria da Covid-19, l’Unione ha deciso di attivare la cosiddetta “clausola di salvaguardia generale“, che ha sospeso temporaneamente l’applicazione del Patto per permettere agli Stati membri di aumentare la spesa pubblica senza incorrere in sanzioni. Questa sospensione è rimasta in vigore fino alla fine del 2023.
Nel 2024 è entrata in vigore una nuova riforma della governance economica europea, sancita dalla già citata direttiva 2024/1263. Il nuovo sistema introduce un approccio più personalizzato, basato su piani di medio termine elaborati da ciascun Paese, con un orizzonte di 4 anni, estendibile a 7. Il monitoraggio dei conti pubblici si concentra ora sulla spesa primaria netta e le regole prevedono clausole di flessibilità legate a investimenti strategici e situazioni eccezionali.
Tra le novità principali vi è proprio l’articolo 25, che permette di deviare temporaneamente dal percorso di aggiustamento della spesa pubblica concordato, qualora si verifichi una congiuntura economica negativa di rilevanza significativa. Questo strumento potrebbe diventare centrale nel quadro delineato da Giancarlo Giorgetti, offrendo una base normativa per sostenere le imprese europee in un contesto di crisi commerciale globale.
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