
(Agen Food) – Roma, 04 apr. – A un giorno dall’annuncio dei nuovi dazi statunitensi sull’import di prodotti europei, tra cui anche quelli agroalimentari, la tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Vincenzo Agnesi a Roma è stata uno spazio di confronto attuale sul futuro della pasta italiana. Un settore che vale oltre 6 miliardi di euro l’anno, che esporta circa il 60% della produzione e che rappresenta – dopo il vino – il secondo prodotto alimentare più venduto all’estero.
Il titolo della giornata, Io sono pasta – Patrimonio della cucina italiana, ha fatto da cornice a una riflessione che ha coinvolto istituzioni, imprenditori e innovatori della filiera in una tavola rotonda, moderata da Raffaella Poggio, Strategic Advisor di Fondazione Vincenzo Agnesi, con l’obiettivo comune di costruire una strategia condivisa per affrontare una fase segnata da nuove sfide geopolitiche, transizione ecologica, innovazione tecnologica e pressioni competitive globali.
Alberto Falini (Fondazione Vincenzo Agnesi): “Un museo nuovo per unire imprese e istituzioni. La pasta è la nostra bandiera invisibile”.
Ad aprire i lavori, Alberto Falini, Presidente di Fondazione Vincenzo Agnesi, ha annunciato l’ulteriore sviluppo nei prossimi mesi di una Fondazione di partecipazione per l’apertura di un nuovo museo della pasta: «Un’iniziativa per superare le logiche della competizione tra imprese e favorire una cultura di coopetition, capace di generare valore collettivo. Un museo moderno, in parte itinerante, che diventi punto di aggregazione per imprese, territori e comunità. Perché la pasta è identità, ma anche leva strategica per il posizionamento internazionale del Made in Italy».
Gusmeroli (Camera dei Deputati): “Nei momenti di crisi, servono lucidità e orgoglio del sistema produttivo”.
Nel suo intervento, l’On. Luigi Gusmeroli, Presidente della Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati, ha sottolineato il ruolo anticiclico della qualità italiana nei mercati esteri:
«Quando un prodotto del Made in Italy entra in un nuovo mercato, non viene più abbandonato, poiché le persone ne percepiscono la sua qualità. È nei momenti di difficoltà che dobbiamo tornare a credere nelle nostre imprese, nelle filiere, nelle eccellenze. Anche l’intelligenza artificiale deve essere affrontata senza paura: oggi la usa il 61% delle grandi imprese, ma solo il 16% delle PMI. Serve un’azione politica più incisiva per colmare questo divario, senza lasciare indietro nessuno, nemmeno i cittadini meno digitalizzati».
Lupo (Ministero dell’Agricoltura): “Sovranità alimentare e filiera pasta: dal Fondo Grano Duro all’etichettatura Made in Italy”
L’evento ha rappresentato un’occasione per fare il punto sulle misure già attivate dal Governo a sostegno della filiera. Marco Lupo, Capo Dipartimento Sovranità Alimentare e Ippica del Ministero dell’Agricoltura ha ricordato gli investimenti in atto:
- 32 milioni di euro al Fondo Grano Duro
- 100 milioni annui al Fondo per la Sovranità Alimentare
- 2 miliardi aggiuntivi destinati ai contratti di filiera con il PNRR
- la proroga al 2025 del modello sperimentale di etichettatura d’origine anche per la pasta.
«Siamo di fronte a una nuova crisi, ma anche a un’opportunità per rivedere alcune logiche europee che hanno finora penalizzato i nostri prodotti», ha dichiarato Lupo. «La filiera pasta è cresciuta del 33% in valore negli ultimi 10 anni, oggi esporta oltre 300 milioni di euro negli Stati Uniti, che rappresentano il nostro secondo mercato dopo l’Europa. Di fronte al nuovo protezionismo americano, dobbiamo restare compatti e determinati».
Sulla situazione legata ai dazi annunciati da Trump, Lupo ha confermato la preoccupazione per il rallentamento degli ordini da parte degli importatori USA: «È un rischio concreto, ma la nostra forza resta la qualità. Non possiamo competere sulla quantità, ma sul valore e sull’unicità dei nostri prodotti».
Fossati Dondero (La Cucina Italiana): “L’Italia ha bisogno di un’azione identitaria forte: la candidatura UNESCO è un passo fondamentale”
Particolarmente sentito l’intervento di Maddalena Fossati Dondero, direttrice de La Cucina Italiana e promotrice della candidatura della cucina italiana a Patrimonio immateriale UNESCO: «Non stiamo candidando una ricetta, ma un’identità collettiva. Un Paese che si riconosce nei suoi saperi e sapori ha più strumenti per difendersi anche economicamente. È una carezza di autostima, ma anche un volano per la valorizzazione internazionale della filiera agroalimentare». Il voto è atteso tra il 9 e il 12 dicembre 2025 a New Delhi.
De Cecco: “Innovazione e tradizione per un prodotto sostenibile e inimitabile”
Giuseppe Dalbon, Direttore Ricerca e Tecnologia del gruppo De Cecco, ha illustrato la strategia industriale dell’azienda che punta a superare il miliardo di euro di fatturato in cinque anni: «Stiamo investendo su una pasta proteica che unisce grano e legumi, con un contenuto proteico del 30% e un apporto calorico ridotto. È un prodotto ad alto valore aggiunto, pensato per i mercati globali ma profondamente legato ai nostri metodi di produzione a bassa temperatura. L’innovazione, per noi, è la capacità di mantenere vivi i valori della qualità».
Confagricoltura e start-up: AI, tracciabilità e agricoltura di precisione al servizio della competitività
In un quadro segnato dalla crisi climatica e dalla volatilità dei prezzi del grano (–20% in un anno), Confagricoltura ha rilanciato il bisogno di politiche stabili e di rafforzamento delle filiere.
Il rappresentante della Giunta Nazionale dell’organizzazione, Cesare Soldi ha evidenziato il ruolo crescente delle tecnologie compatibili: «Oggi si può applicare l’agricoltura di precisione senza cambiare i mezzi agricoli. Serve però formazione, risorse dedicate e strumenti come la piattaforma Abpharma per gestire dati e trattamenti in modo integrato».
Chiara la visione anche dal mondo delle start-up: Gionata Fiorentini di DNCubed ha presentato un progetto di yield intelligence basato su open data, intelligenza artificiale e condivisione dei dati tra tutti gli attori della filiera: «Oggi solo il 25% delle superfici agricole italiane è assicurato. Con dati strutturati, possiamo aprire l’accesso a finanziamenti e polizze agevolate. È una rivoluzione silenziosa, ma fondamentale per garantire sostenibilità, resilienza e competitività».
Un futuro condiviso per un settore strategico
Il confronto promosso dalla Fondazione Vincenzo Agnesi ha evidenziato una volontà concreta di costruire una visione comune per il futuro della pasta italiana: un settore che unisce cultura, economia e innovazione, e che oggi chiede coesione tra imprese, istituzioni, filiere produttive e mondo della conoscenza.
Dalla tutela della materia prima alla valorizzazione del prodotto finito, dalla digitalizzazione dei campi al posizionamento internazionale del Made in Italy, emerge l’urgenza di un patto di filiera capace di superare le sfide dei mercati globali con strumenti nuovi, visione strategica e orgoglio identitario.
Come ha ricordato Maddalena Fossati, «serve pensare in grande, senza paura. L’Italia merita il Louvre della pasta». Un’idea ambiziosa, che può trasformarsi in progetto concreto se sostenuta da un sistema coeso. Perché difendere la pasta italiana oggi significa difendere un pezzo essenziale del nostro futuro.
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