I dazi e il gioco delle tre carte – PugliaSera

Alcuni anni fa uomini dell’apparato pubblico francese asserirono una tesi che fu ritenuta credibile e meritevole di attenzione secondo la quale un aumento dell’iva anche significativo sarebbe stato un ottimo strumento per favorire la competitività internazionale delle imprese francesi. Infatti l’aumento di gettito così ottenuto se utilizzato per “aiutare” le imprese francesi sarebbe stato decisivo e se per fare questo si fosse utilizzata la tassazione delle merci vendute e non dei redditi realizzati dai francesi si sarebbero tassati anche i prodotti esteri venduti in Francia (una specie di dazio ad ogni effetto) e quindi si sarebbero favorite le imprese francesi a spese degli esportatori in Francia.
Si sa, i nostri simpatici cugini d’oltralpe sono specialisti in teorie socio-economiche balzane e nefaste fin dai tempi di Colbert e quindi hanno abbracciato questa tesi senza troppo dirlo in pubblico e anche il sentiment europeo ne è uscito fortemente influenzato. Questa idea ha dato la stura alla abolizione delle frontiere e al mondialismo. Cioè si dicono liberali e mondialisti ed invece sono statalisti e protezionisti.
D’altronde l’iva non è anch’essa una creatura franco-tedesca? Inventata in sostituzione dei dazi così cari ai nazionalisti? Anzichè dogane e vestigia medioevali un bel controllo impresa per impresa nazionale avrebbe permesso di tassare gli stranieri e poi ritornare i proventi alle imprese nazionali che così sarebbero state “assistite” o “aiutate” come direbbero in Italia i cattocomunisti e quindi controllate dal sistema “liberale” o “socialista” (a seconda di come lo guardi) francese che così fondava una nuova fase colbertiana!!! Un capolavoro di doppiogiochismo e di ipocrisia in un trionfo di amministrativismo in pieno delirio di onnipotenza.
Pochi se ne sono accorti; da noi in Italia privi di un minimo di cultura economica abbiamo abbracciato questa idea divenuta europea senza neanche conoscerla semplicemente perché serviva ad avere accesso al salotto buono europeo che sta nel nord Europa: se va bene a loro andrà bene pure per noi e la decisione è stata presa.. Anche i Poteri Forti hanno abboccato perché sono stati i maggiori beneficiati di quegli aiuti e quindi la nave europea è andata avanti aumentando il centralismo sovietico di Bruxelles perfettamente coerente con le idee di sinistra che imperavano e suicidandosi lentamente uccidendo mercato e libertà vera.
Al di la dell’Atlantico non brillano da sempre in sagacia ma qualcheduno se ne è accorto e ha detto basta: è più liberale imporre dei dazi che imbrogliare il mondo con questi giochetti da ufficio postale di periferia.
È così scoppiato un putiferio ed è per noi ben comico vedere afflosciarsi un intero mondo di iperstato franco-tedesco-eiropeo dal quale dipende tutto: i dipendenti pubblici vivono di stato, le grandi imprese, le banche si alimentano di interessi sul debito pubblico, l’edilizia da bonus, gli agricoltori da sussidi, la politica di PNRR, le Zes, i pensionati, gli extracomunitari,………una infinita orgia di soldi pubblici apparentemente appunto infinita cui tutti possono attingere……anzi: più consumi più incassi iva dai beni importati e più puoi dispensare e ritornare soldi a cittadini ed imprese per clientele e welfare….una cuccagna!!!
La festa sembra essere finita e i politici nostrani non sanno che pesci prendere perché un piano B non lo hanno… tanto credevano di essere in una botte di ferro: tutti erano beneficiati e tutti correi di questa nefasta teoria economica. Un vero uovo di Colombo capace di unire destra e sinistra che così “pari sono”!!
Veramente esiste qualcuno che è rimasto fuori dal banchetto ed è colui che ingenuamente ancora si alza presto la mattina per alzare la serranda del negozio avuto dal padre e dal quale non si separerebbe mai in onore appunto di quel padre e di quella famiglia da cui discende: è il portatore dei valori eterni della identità e della famiglia ormai derisi e avversati dai commensali del banchetto generale. Sui quei derisi si fonderà il futuro, su quelle piccole imprese che spessissimo inviano parti significative del frutto del proprio lavoro ai percettori di tasse assisi negli uffici pubblici avidi di soddisfare i loro “diritti”; quelle piccole imprese incapaci di percepire “aiuti” sono la roccia su cui costruire i plinti della nuova economia “reale” e non certo sulle nefaste teorie elaborate dai funzionari del fisco altrui per abbindolare il resto del mondo con giochetti amministrativi che da noi si chiamano giochi delle tre carte.
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