5 Aprile 2025
rischio stop a tagli Bce, rate mutui ancora alte e stretta al credito


L’introduzione dei nuovi dazi statunitensi sulle importazioni dall’Unione europea, con tariffe fino al 25% su acciaio e alluminio e tra il 10% e il 20% su diversi beni manifatturieri e agroalimentari, rischia di alimentare una nuova ondata inflazionistica nel 2025, compromettendo le prospettive di allentamento monetario da parte della Banca centrale europea.

Dazi: rischio stop a tagli Bce, rate mutui ancora alte e stretta al credito

Secondo il Centro studi di Unimpresa, il rincaro dei costi di importazione potrebbe spingere l’inflazione europea di 1-2 punti percentuali, costringendo la Bce a rivedere il percorso di riduzione dei tassi di interesse e rinviare i tagli previsti nei prossimi mesi.

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Con il tasso di riferimento attualmente fissato al 2,5%, il congelamento della politica espansiva comporterebbe il mantenimento di oneri finanziari elevati per famiglie e imprese, ostacolando la ripresa economica. I mutui, oggi con un tasso medio del 3%, e i prestiti alle imprese, al 4%, resterebbero su livelli onerosi, limitando la capacità di investimento e consumo. In un contesto di crescente incertezza macroeconomica, gli istituti di credito rafforzeranno i criteri di selezione del merito creditizio, valutando con maggiore rigidità la solidità finanziaria di famiglie e aziende per contenere il rischio di nuove sofferenze.

La conseguenza sarà una stretta sull’accesso al credito che penalizzerà in particolare le piccole e medie imprese, già provate dall’aumento dei costi operativi e dal rallentamento della domanda interna ed estera. Il rischio è quello di un circolo vizioso in cui l’inflazione persistente, il costo del denaro elevato e la restrizione dei finanziamenti inneschino una contrazione dei consumi e degli investimenti, con effetti recessivi sull’economia nazionale.

«Di fronte a una tempesta perfetta che rischia di bloccare la ripresa, l’Italia non può permettersi di restare immobile. Servono risposte immediate per proteggere il tessuto produttivo con misure fiscali e strumenti di sostegno al credito, oltre a un’azione decisa dell’Europa per difendere i propri interessi senza chiudere il dialogo con gli Stati Uniti» afferma Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa (in foto).

L’effetto combinato delle misure protezionistiche americane e delle rigidità della politica monetaria europea potrebbe produrre un freno alla crescita economica, rendendo necessaria una strategia coordinata a livello comunitario per contenere l’impatto dei dazi e garantire condizioni di accesso al credito più favorevoli. Il rischio è che senza un intervento tempestivo si apra una nuova stagione di stretta creditizia, con conseguenze rilevanti per la competitività del sistema produttivo europeo e per la stabilità economica dell’Italia.

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